La Divina Commedia
E se Dante fosse stato un videogiocatore negli anni 2000?
Se dianzi aveste chiesto la speranza
ch’io riponessi in Enotria nascente,
vi avrei risposto “sì”, con fidanza.
Ma presto il tempo si fa decadente,
ché scricchiolò la casa dei suoi vanti,
sotto il parlar di chi fu poco accente.
Figure chiave in lodi fur giganti
del crunch lodato, quasi fosse dono,
quando dovían condannar que’ canti.
E poi color che vendon sé per suono,
gli influencer lieti, colla faccia franca,
per una collector si piegan al trono.
“Se non si parte, mai la via si stanca” –
così ragionan, poveri mendicanti,
ma in noci paga chi la fame affranca.
Uscì ‘l trailer novello in questi istanti
di Commedia divina, ma nessuno
“dagli autori d’Enotria” pur vanti.
Che fine fe’ ‘l DLC, resta digiuno
il pubblico; e le somme mai saldate
agli streamer famosi son nessuno.
Ma ciò che più mi fa girar le fate
è che, parlando di chi fu oppresso e offeso,
la gente stava zitta e rassegnate.
Or che Blur parla, e Masseo s’è inteso,
mezza Twitch fa tempesta e maledice:
ma prima, il silenzio pareva sospeso.
E il popol gamer, che sol si nutrice
del pianto d’un ricco che cento mila
non ebbe, allor si sveglia e maledice.
Trovo paradossale che in Italia ci si sforzi a dare katane a Dante e a farlo diventare un figaccione della madonna tralasciando tutto quello che era la Commedia dal punto di vista di critica sociale: caustica, satirica, grottesca.
Asserviamo la Commedia quasi a un’iconografia fantasy, perché ci piace il suo immaginario d’inferno, come ha concepito il worldbuilding di questo mondo metafisico, ma la scuola ci ha annoiato fino alla morte riguardo al succo dell’Inferno, che invece oggi trovo preziosissimo: dovremo ripartire da Dante per capire e criticare ciò che non ci piace e avere le palle per farlo. Io l’ho fatto in terzine concatenate, perché a volte la tastiera ferisce più di una Katana data in mano a uno scrittore del 1300.
Scrivere imitando lo stile di Dante è stata una faticaccia pazzesca, dunque questa newsletter per oggi finisce qui. Per altro è stato un simpatico divertissement: in questo periodo sto giocando molto poco per via di altri impegni.
Menomale che i trailer della Gamescom quantomeno mi hanno fatto riflettere!
Comunque, se volete scendere più nel dettaglio e capire meglio l’affaire Jyamma Games e cosa sia successo (nonché il motivo dello scimmiottamento barbaro della commedia)
vi rimando a un paio di articoli:
Gameplay eXP: La Divina Commedia apre la questione DLC di Enotria e content creator non pagati
Gameromancer - Enotria: The Last Song unmasked
Gameromancer - I Buffi di Enotria e la comunicazione di Hollow Knight Silksong
Gianpaolo Trotta - Enotria, una Commedia ancora aperta.
Ringrazio anche Gianpaolo che si è prodigato in una ricerca delle fonti molto interessante. Se scavate indietro sul suo thread trovate ulterori approfondimenti sulla questione!
non è detto che in futuro non mi continui a esprimere con lo stesso schema metrico della commedia di Dante riguardo a questo gioco e a ciò che potrebbe emergere dalle stesse dichiarazioni della software house e dal publisher, riflettendo un attimo su quanto succede nel mondo videoludico del Bel Paese.
A proposito di sviluppo videogiochi, il 6 Settembre c’è questo:
Milano Indies è un evento che per la quarta volta propone ospiti che hanno qualcosa di molto interessante da dire sul mondo dei videogiochi: non ci si limita a parlare dello sviluppo “duro e puro” del videogioco, ma anche di come approcciarsi alle realtà giapponesi, magari cercando di raggranellare un po’ di fondi per sviluppare serenamente e al meglio il proprio gioco… Per me è quello che serve in questo momento per demistificare alcune realtà, far capire come ci si muove in questo mondo senza romanticizzare troppo la figura dello sviluppatore Indie. Anche perché prima o poi ci toccherà pure parlare del Team Cherry #cavallopazzo che per 7 anni si sono “divertiti” a sviluppare Silksong, ma non è questo il momento, volevo solo avvertire che anche quella è una narrazione pericolosa.
L’Ombra di Typozard
Episodio 1 – L’errore nella nebbia
La nebbia di Shinjuku puzzava di pesce marcio e salsa di soia. Un gatto con una cicatrice sull’occhio rovistava tra i sacchetti di una vecchia Izakaya della Golden Gai. Le insegne al neon del quartiere coloravano il cielo con la loro luminosità intermittente, proprio come gli sgarro sull’occhio di quel gatto. Pieturo avanzava con la sigaretta spenta tra i denti: un vecchio mozzicone ormai privo di nicotina, ma ancora utile per concentrarsi.
Un giornale abbandonato sfiora la superficie delle pozzanghere. Le lettere erano sbagliate, sfasate, interrotte.
“CRIMIANALE… ATACCAT…”
“POLLIZI… ENTRATO NEL…”
I refusi si muovevano, come insetti intrappolati sotto un bicchiere di vetro. Pietro riconobbe subito la firma: Typozard.
Al quarto piano di un hotel malridotto, un ragazzo giaceva su un futon. Vivo, ma immobile. Stretta tra le dita, una penna da calligrafia. Sul muro, un messaggio che colava inchiostro:
「間違いが食べている」
L’errore sta divorando.
I tratti del kanji si torcevano, mutando di continuo. Pietro li fissò senza sbattere le palpebre, come per non concedergli la possibilità di cambiare ancora.
— Maledetto Typozard… — sussurrò.
La caccia era cominciata.
Grazie Pietro che ogni settimana ti impegni nella tua eterna lotta contro gli orrori grammaticali che Typozard è in grado di fare.





